venerdì 17 settembre 2010

Un canzone per te

Lasciatemi confessare che sono un’appassionata di commedie americane, e negli anni ho masticato abbastanza film liceali da avere il palato fine.

Alla conferenza stampa di Una canzone per te si mettono subito le mani avanti: “è una commistione di generi” dice il regista, alla sua opera prima. Un eufemismo, che tradotto ci dice che ci troviamo davanti ad una grande accozzaglia.
Si fanno nomi importanti: John Hughes (il genio che negli anni 80 ha reinventato il teen movie), Ritorno al futuro, Slining doors. Come riferimento musicale gli Zero Assoluto (presenti in conferenza perché autori di una delle canzoni della pellicola) nominano Juno. Che coraggio.

Questa la trama: un ragazzo scapestrato ma molto “figo”, fidanzato con la più bella della scuola, rischia di perdere l’anno scolastico perché dedica più tempo alla musica che allo studio. Il giorno del compito d’italiano una serie di cose gli vanno storte, tanto da lasciarlo senza band e senza dolce metà. Grazie ad una specie di guru telematico avrà una seconda chance di rivivere quella brutta giornata e possibilmente farla andare meglio, o peggio… Il tutto lo porterà a scoprire nuove amicizie e profondità del suo stesso animo.

Ho parlato di accozzaglia perché il sapore fantastico con cui si comincia viene ben presto accantonato e totalmente dimenticato. Eppure era proprio questa la parte più innovativa della pellicola, che apriva il genere adolescenziale italiano a nuovi stilemi mai tentati prima. Il tutto scivola invece verso il più classico topos dell’amore al tempo degli esami di maturità, che avendo un predecessore di alto rango come Notte prima degli esami affronta uno scontro impari.

Si è detto che si voleva arrivare ad un prodotto che miscelasse il meglio della tradizione americana ed italiana. Ecco, il secchione di turno, Guglielmo Scilla (popolare Youtuber che è stato scelto proprio grazie alla sua notorietà mediatica, cosa già di per se molto a stelle e strisce), è un personaggio che sembra arrivare dritto da Los Angeles, con le sue gag, smorfie e magliettine improponibili. Tra l’altro somiglia a Jack Black. D’altra parte il padre del protagonista, Sergio Albelli, è il prototipo del romano che tanti comici negli anni hanno contribuito a realizzare. E funzionano, entrambi.

Purtroppo nel mezzo c’è tanta mediocrità. Michela Quattrociocche è la ragazza perfetta, una sorta di Cher di Clueless dopo una lobotomia. Andrea Montovoli è il rocker borchiato che fa tremare tutti, mi ricorda il Patrick Verona di 10 cose che odio di te, solo che in quel caso si trattava di Heath Ledger, e Heath Ledger ha vinto un Oscar. Martina Pinto fa la sgualdrina, la pallida ombra della Nadia di American pie. E Carolina Benvenga la maledetta invidiosa, quella Lana di Pretty princess.

Forse ho perso il contatto con quello che è l’universo liceale di questi tempi, fatto sta che c’è qualcosa che non mi torna. La storia fresca e gli occhi azzurri di un bel giovine nonostante i tempi che cambiano sicuramente avranno ancora la forza di catturare i cuori delle quattordicenni, ma una domanda mi attanaglia: come può il direttore artistico di Mtv in persona, che ha curato la parte musicale, pensare di accattivare i ragazzi parlando loro degli eroi del rock classico e poi pretendere di emozionarli con i Sonohra??

Purtroppo finché in America continueranno a fare film come Mean girls non ce ne sarà per nessuno.

(Cristina Fanti)

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