venerdì 17 settembre 2010

The final destination 3D

La saga di Final Destination fa un'ultima fermata sulla strada verso l'inferno dei film per la tv.

Ogni episodio fino ad oggi inizia nello stesso modo: giovanotti dalla pelle perfetta e i capelli lucidi riescono a sfuggire ad uno “spettacolare” incidente mortale grazie alla premonizione di uno di loro.
Questi incidenti si divertono a sfruguliare quelle paure universali che tutti abbiamo: nel primo film un aereo che precipita, nel secondo macchine e camion rotolanti su un'autostrada trafficata, nel terzo una montagna russa impazzita. Per il quarto film ci si rivolge alla comune paura di … erm … assistere ad una gara di macchine, a chi non è capitato?
Non è solo il fatto che la serie sembra aver perso contatto con ciò che veramente può spaventare che fa di questa pellicola un flop. Tutto quello che vediamo è semplicemente stato trattato nella maniera sbagliata.

Nei precedenti capitoli ogni morte avviene dopo una complessa costruzione ricca di suspance come in un meccanismo, e solo quando tutte le pedine sono al posto giusto la triste mietitrice sferra il suo colpo finale. In questa situazione invece una macchina buca e tutto il mondo comincia a distruggersi senza nessun motivo particolare finché non muoiono tutti. E soprattutto in quasi tutti i casi fuoco e detriti volanti fanno la frittata. Alla seconda esplosione già sbadigliavo.

Il cast è il peggiore di tutti fin'ora, un gruppo di attori sconosciuti (nel senso che il termine attore è loro sconosciuto), nessuno dei quali ha una personalità, quindi a nessuno importa se la morte è alle loro calcagna.
Questi baldi giovani riescono a scoprire cosa sta succedendo loro perché è scritto nel copione. Ad un certo punto si bisbiglia la parola “google” come una specie di scialba giustificazione circa la loro conoscenza degli avvenimenti ma non c'è nessun impegno nel provare a capire nulla di più. Dovrei scorrere i titoli di coda per scoprire se gli sceneggiatori sono gli stessi de Gli occhi del cuore. In ogni caso non c'è molto bisogno di altre spiegazioni visto che è tutto stato detto, e ridetto, nei precedenti film, o forse questo è un buon argomento per tirare fuori la domanda circa la necessità di realizzare un quarto capitolo.

Naturalmente la risposta è che ne hanno fatto un altro per poterlo rovinare con vari giochetti in 3D, quella stessa tecnica rivoluzionaria che James Cameron usa in Avatar. Sfortunatamente fiamme, brandelli di carne e sangue che ti volano addosso non riescono ad aggiungere nulla al film, e l'unico momento in cui il pubblico reagisce è quando una delle attrici sculetta fuori dallo schermo passeggiando per casa in mutandine. Un uso fin'ora inesplorato del 3D, ma se questo è ciò che James Cameron ha passato dieci anni della sua vita creativa ad inventare è stato un triste spreco di tempo. E' palese che invece che impegnarsi a studiare nuove modalità con cui dare l'estremo congedo ai vari personaggi qui si usi il 3D come scorciatoia per differenziare il prodotto, ma ovviamente questo non basta. Magari se siete appassionati di splatter trash troverete pane per i vostri denti, ma a mio parere tutto quanto accade fra una morte e l'altra è fin troppo tedioso per mantenermi interessata. Il regista Ellis aveva dichiarato di voler “aggiungere profondità” e non di voler “lanciare roba in faccia agli spettatori ogni due minuti”, ma deve essersi scordato del suo proposito.

(Cristina Fanti)

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